Home L'isola di Samsoe

Samsø è un'isola situata nel Kattegat, il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia, nella regione dello Jutland centrale; politicamente dipendente dalla Danimarca, l'isola costituisce un comune di 4.233 abitanti

 

      Nome danese: Samsø
      Stato: Danimarca
      Regione: Jutland centrale
      Capoluogo: Samsø
      Altitudine: s.l.m.
      Abitanti: 4.233 (2001)
      Superficie: 114 km²
      Densità: 37 abitanti/km²
      Codice comune: 741
      CAP: 8305   Prefisso: (+45)...

 

 

 

 Samso, l'isola che c'è (La7.tv) - video

 Isola di Samso (Alle falde del Kilimangiaro, RaiTV) - video

  Robin McKie - fotografie               Robertopastor - fotografie        

  Ufficio Turistico di Samsø             Samso Kommune          Birrificio ecologico

 

L' energia dalla paglia: ecco l' isola a impatto zero

Samsoe, in 10 anni dagli sprechi alla rivoluzione verde.
L'artefice Soren Hermansen: «All'inizio tutti erano scettici. Ora da noi arrivano pure i turisti»

L' isola che c' è.
Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero.
Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica.
Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l'energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia.
Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell' elettricità dalla terra ferma.
Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante.

Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità.
La scelta cade su Samsoe, un' isola dedicata all' agricoltura e all' allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell' energia rinnovabile» non è scontata.
La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici.

Ma c' è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen.
Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l' isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all' estero (fino in Nuova Zelanda) all' insegna dell' agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo.
E gli altri? «Scuotevano la testa, erano scettici - spiega Hermansen, intervenuto a Milano all'assemblea di Assocasa, associazione detergenti e specialità per l' industria e la casa -. Non riusciremo mai, dicevano i miei conterranei, siamo troppo pochi». Lui non si dà per vinto, organizza riunioni su riunioni, non si scoraggia davanti al conservatorismo delle persone che alle sue sollecitazioni rispondono: «Non siamo hippy».
L' ex agricoltore sa come convincere i suoi conterranei, con l' arma del risparmio. L' utilizzo dell'energia rinnovabile, spiega a tutti, cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E a poco a poco anche i più riottosi cambiano idea.
Tanto che oltre oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (a cui se ne aggiungono altri sulla terra ferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nel Nord dell' isola (oltre a tre altre centrali) molti proprietari, di loro iniziativa, hanno sostituito le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet.
«Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche» dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy, una struttura (sostenibile al 100%), inaugurata nel 2006, come punto di riferimento per aziende, università e politici interessati all' esperienza dell' isola. E fonte di informazione e consulenza per gli abitanti «e i turisti, sempre più numerosi» (la Sardegna ha in corso una collaborazione con l' Accademia e qualche richiesta è arrivata anche da Puglia e Sicilia).
Hermansen che passa almeno quattro mesi all' anno in giro per il mondo a raccontare di Samso (il settimanale Time l' ha inserito nella sua classifica 2008 degli «eroi per l' ambiente») non siede sugli allori.
«Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20% ma siamo arrivati solo al 10%».
La sua spina sul fianco poi, sono i trasporti. «Io ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti.
Sarà la sfida dei prossimi anni: camion e auto alimentati dall' idrogeno generato dalle turbine eoliche» dice orgoglioso confidando nei progressi dell' industria dell' auto.

Jacchia Antonia

1 giugno 2009 - Corriere della Sera

 

 

Vento, sole, e olio di canola

E' l'isola a emissioni zero. Gli abitanti usano turbine, pannelli solari e combustibili naturali.
La gente convinta: qui partirà la rivoluzione verde nel mondo

KOLBY KAS (DANIMARCA) - Le dieci turbine a vento, piloni d'acciaio conficcati nel Mare del Nord ed emergenti per 77 metri, hanno cambiato il destino di un'isola. Al porto di Kolby Kas, centro geografico della Danimarca e dell'Europa, assicurano che quei piloni bianchi e sottili che portano energia buona alle loro case potranno cambiare il destino del mondo. Gli ambientalisti puri e Vittorio Sgarbi, da noi, li considerano l'ultimo insulto estetico, ma in questa isola della Danimarca grande tre volte Ischia - Samso, 4.500 abitanti - negli ultimi 12 anni le turbine hanno risollevato un'economia depressa dalla chiusura delle grandi fattorie, interrotto l'emigrazione dei giovani, richiamato ingegneri giapponesi e assessori olandesi.

Quelle 10 turbine "off shore", moderna diga al carburante fossile, hanno fatto sì che l'isola di Samso sia diventata il primo e per ora unico insediamento umano ad aver abbattuto totalmente le emissioni di anidride carbonica. Il sogno ambientalista, l'ultima frontiera di un mondo che ha scoperto di dover essere sostenibile.

Il ferry, dopo un viaggio di due ore da Kalundborg, scarica sul porto auto a benzina e camion diesel. Davanti agli attracchi si allargano tre silos della Q8. Il petrolio, qui, non è vietato, solo lo si sta superando. Lasciati scorrere i pochi produttori di Co2, inizia la processione di chi si avvia a piedi, in bicicletta, su un carro trainato da cavalli verso i bed and breakfast dei 22 villaggi. Dodici anni di rivoluzione ecologista hanno creato una fama e, oggi, chi viene qui in vacanza lo fa con passo lieve, il binocolo a tracolla, le mazze da golf nella sacca. I "samsingers", si chiamano così gli abitanti, coloro che cantano Samso, spiegano come le turbine siano state piantate anche in terraferma. Sono 11 e sono proprietà di residenti che ne possiedono le chiavi. In una turbina eolica si può entrare, salirne le scale, arrivare alla stanza dei rotori. Dove, premendo un pulsante, si libera la pala alla forza del vento e premendone un secondo si apre il tetto. Da lassù Samso si mostra con i suoi colori accesi e un equilibrio ideale fra canneti e campi da minigolf, fragoleti e bancomat.

Ventun turbine, 570 mila euro l'una il costo di quelle a terra, 2,2 milioni le "off shore". Un investimento da 28 milioni di euro che è stato aiutato dal governo danese con abbattimenti fiscali e affrontato dal Comune e dai samsingers. Chi non aveva il capitale, in media 15 mila euro, o non credeva nel progetto, 1 su 4, oggi continua ad alimentare casa con la nafta. E nessuno lo discrimina. Gli altri proteggono le loro turbine e riprogettano le abitazioni. Hanno addobbato i tetti con il muschio per mantenere il calore, ci hanno inserito pannelli solari grandi come lucernai per l'acqua del boiler. A Samso, dove il sole si vede da maggio a fine agosto, per riscaldarsi usano paglia e trucioli di legno, le biomasse. Fieri della loro quotidianità ecologica, diversi farmers hanno acquistato in continente motori che possono essere alimentati dall'olio di canola, un fiore giallo ocra buono per condire l'insalata e far muovere trattori.

Alla fine dei '90 qui importavano energia prodotta con il carbone. Nel 2001 avevano dimezzato le emissioni inquinanti, nel 2003 raggiunto l'autosufficienza energetica (pulita) e dal 2005 Samso restituisce alla Danimarca elettricità prodotta dal vento e dal sole. Quindi, i samsingers fanno profitti. "Quest'anno ho staccato un dividendo da 400 euro esentasse", racconta Jesper Kjems, giornalista di Aahrus che si è riciclato alla causa ecologista di Samso. "Siamo pronti per una nuova missione: far diventare l'isola un paradiso sostenibile". Vogliono importare auto elettriche, sfruttare le onde del mare, far crescere il riuso, vivere di raccolti e turismo leggero.

Sperimentare l'idrogeno. "Nel 1997 abbiamo vinto una gara e il governo ci ha chiesto di diventare un laboratorio di sostenibilità. Abbiamo dimostrato che in 10 anni si possono cambiare abitudini energetiche e stile di vita". Ecco, la Cina inaugura quattro nuovi impianti a carbone al mese. Nell'Isola di Samso l'elettricista Brian Kjaer ha sistemato in giardino una turbina più alta di casa e risparmia 2 mila euro l'anno. Erik Koch Andersen, tra i più radicali, in garage ha un trattore, un'auto e persino una pressa alimentati dall'olio dei fiori.
A Samso sono certi: cambieranno il mondo.

Corrado Zunino

3 luglio 2009 - La Repubblica